LA MENOPAUSA: CONOSCERLA ED AFFRONTARLA
Un approccio psicologico a questa stagione della vita
Articolo del Dr. Francesco Giovanetti, psicologo.
Cellulare: 328-0015572.
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Sommario
Sei nella mezza età quando cominci a scambiare le tue emozioni per
dei sintomi (Osho, in La mezza età: un nuovo inizio).
La parola "menopausa" deriva dalla parola greca
pauein, che significa terminare, infatti indica la fine della
funzione riproduttiva e, in alcuni casi, purtroppo anche l'inizio
di svariate problematiche e il ridursi di quel poco di serenità
che la vita moderna ci concede. Infatti, con l'ultima
mestruazione (che, per definizione, segna il principio della
menopausa) la donna va incontro a cambiamenti fisici e
psicologici che possono minacciare la sua salute e rendere meno
stabile il mondo emozionale aumentando il rischio di depressione.
Se Dio avesse voluto che gli uomini guardassero indietro, al
passato, avrebbe dato loro due occhi nella nuca.
Nel corso degli anni nel corpo della donna avvengono
cambiamenti rilevanti: i seni si gonfiano, magari troppo, oppure
diventano vuoti e cadenti e queste nuove forma accendono speranze
o creano delusioni. Ancor peggio, con il loro
"appassire", possono generare pesanti frustrazioni e
possono creare sensi di ineguatezza e timori, rendendo evidente
la caducità della vita.
Con la menopausa tutto il corpo si trasforma, spesso diventa
un estraneo, non più amato e talvolta. Per molte donne lo
specchio diventa un nemico da evitare; un nemico impietoso che
mostra quegli aspetti corporei che nessuna donna vorrebbe vedere.
Quando termina il ciclo mestruale cessa anche la produzione di
alcuni ormoni che non solo servono per la funzione riproduttiva,
ma rivestono pure un ruolo protettivo per il sistema
cardiocircolatorio, la struttura delle ossa ed altri fattori
oltremodo salutari. Pertanto i cicli mestruali, che nella giovane
sottolineano la possibilità di procreare, con la ora la loro
fine fanno nascere il timore di malattie e lasciano intravedere,
seppur lontanamente, l'avvicinarsi della fine della vita.
Talvolta la menopausa può apparire precocemente, per almeno
il 5% delle donne italiane, infatti, la menopausa può arrivare
prima dei quarant'anni! Come può accadere?
- a volte spontaneamente: si parla in tal caso di menopausa
precoce spontanea.
- a volte come conseguenza di cure mediche, radioterapia
pelvica, interventi chirurgici, cura di tumori maligni, ecc. In
tal caso si tratta di una menopausa iatrogena.
Attualmente i problemi dovuti alla menopausa ed al periodo che
ne segue hanno assunto un peso notevole. Verso l'inizio del
secolo scorso, invece, lo erano molto di meno perché la durata
media della vita nei paesi civilizzati superava appena i 50 anni,
mentre ora è normale arrivare a superare i 75 anni e sempre più
frequentemente arrivare anche all'ottantesimo compleanno.
Appare perciò evidente che oggi la menopausa, anziché
segnare l'avvicinarsi della fine della vita, coincide con
l'inizio di un periodo che ricopre parecchi anni dell'intero
esistenza; un periodo che dovrebbe essere vissuto sostituendo
nuovi valori a quelli vecchi, come la maternità, che non sono
più disponibili. Il contadino, infatti, non piange perché non
ha più i semi che ha seminato, ma gioisce del raccolto con cui
si può nutrire nei rigori invernali.
E' interessante notare come in India (precisamente a Rajput),
dove si attribuiscono dei valori alle donne che attraversano
questa fase della vita, il periodo della menopausa viene vissuto
con molti meno disturbi. Lo stesso accade in Israele, dove le
donne che hanno raggiunta la menopausa possono vivere più
liberamente e hanno maggiori diritti nella società.
Tutto questo dimostra come, ad aggravare la sintomatologia
della donna in post-menopausa, non sia solo il cambiamento dei
livelli ormonali, ma anche e soprattutto l'approccio corrente nei
confronti dell'invecchiamento, considerato come qualcosa di
anomalo: un nemico che deve essere contrastato e vinto con ogni
mezzo possibile (chirurgia plastica, farmaci, ginnastica,
lifting, ...).
Talvolta compaiono disturbi del sonno o risvegli frequenti o
spossatezza senza motivo apparente. Possono comparire anche
disturbi dell'umore, malinconie, irritabilità e nervosismo,
specialmente prima delle mestruazioni.
Altre volte ci si sveglia all'improvviso con una tachicardie
che preoccupa e può creare delle angosce. Raramente si pensa
alla carenza di ormoni e, se il disturbo si ripete, è
consigliabile una visita dal cardiologo.
Molte donne sono angosciate perché il corpo cambia, e cambia
in peggio. A volte il peso può aumentare ancor prima dei prima
dei 35 anni, e il grasso si accumula sulla pancia e sulla vita
rovinando il "figurino" dei vent'anni. Anche il
desiderio sessuale diminuisce e talvolta sparisce addirittura,
restano i ricordi, ma la soddisfazione non la possono dare.
Per molte donne il primo segnale è dato dal ciclo che diventa
irregolare, può accorciarsi (polimenorrea) al punto di
presentarsi anche ogni venti giorni. Talvolta invece aumentano
sia la quantità del flusso che durata, arrivando, raramente a
causare vere emorragie (metrorragie). Il segnale più sicuro
resta comunque il ciclo che salta per un mese intero.
Il periodo della menopausa e quello della post-menopausa sono
caratterizzati da varie problematiche fisiche e psichiche. A
tutti gli effetti questo periodo porta ad un brusco e radicale
mutamento della situazione ormonale, siccome gli estrogeni
possiedono un'azione, diretta o indiretta, su quasi tutti gli
organi e gli apparati del corpo, la loro mancanza può creare
vari tipi di problematiche.
Ogni donna vive gli effetti della menopausa in un modo suo
proprio. Alcune la vivono senza particolari disturbi, felici di
potersi accoppiare senza il timore di restare incinte e non avere
più la seccatura delle mestruazioni. Altre, invece, la vivono
come un incubo, tormentate da problemi psichici e fisici che la
rendono intollerabile.
A seconda del periodo di insorgenza tali sintomatologie
vengono catalogate come problematiche da pre-menopausa, da
menopausa e da post-menopausa e, se sono distanti di alcuni mesi
o anni dall'ultima mestruazione, si può parlare di effetti
precoci, intermedi o tardivi. Va notato che si possono
riscontrare gravi effetti tardivi senza che vi fossero stati
effetti precoci e intermedi, e viceversa.
Attualmente non è possibile prevedere quando inizierà e come
sarà la menopausa di ogni singola donna, solitamente i disturbi
maggiori sono riscontrati nelle le donne che entrano in menopausa
precocemente o in quelle che vanno in menopausa a causa
dall'asportazione chirurgica delle ovaie.
Generalmente le alterazioni vengono catalogate nel modo
seguente, in cui diamo anche una brevissima panoramica dei
sintomi denunciati.
- Disturbi vasomotori. Sono correlati al sistema di termoregolazione corporea,
possono presentarsi come vampate di calore, sudorazioni e
brividi. Le vampate sono le più frequenti, vengono descritte
come una spiacevole sensazione di calore che prende il collo, il
viso e può persino irradiarsi in tutto il corpo.
Questi disturbi non sono pericolosi, ma possono creare seri
problemi nelle vita di relazione perché il soggetto non vuole
che gli altri lo vedano in quello stato. Talvolta creano delle
interferenze nel rapporto con il partner perché possono causare
frequenti risvegli. Anche se di per sé questi problemi non sono
pericolosi, possono comunque innescare un meccanismo a spirale
che non solo coinvolge l'interessata, ma l'intera famiglia.
- Irregolarità del ciclo mestruale.
A volte sono lievi e ben tollerate, altre talmente accentuate
al punto da disturbare la qualità della vita della paziente o
compromettere la sua salute.
- Disturbi psicologici
Dagli studi fatti sembra che gli estrogeni abbiano delle
correlazioni con il sistema nervoso centrale. Non c'è quindi da
stupirsi che per almeno il 25% delle donne questo periodo sia
spesso accompagnato da disturbi psicologici, tra cui possiamo
elencare: la perdita di fiducia in sé, l'ansia, la depressione,
l'instabilità dell'umore, la difficoltà nel prendere decisioni,
l'insonnia, la perdita di memoria e la mancanza di
concentrazione.
Se ad essi si aggiunge l'importanza che nella nostra società
viene attribuita all'aspetto del corpo ed il fatto che spesso la
menopausa coincide con eventi stressanti, come il matrimonio dei
figli e malattie o morte dei genitori, si può comprendere quanto
sia difficile stabilire quanto i sintomi psicologici siano dovuti
alla carenza ormonale o ai disturbi fisici, alle situazioni
concomitanti o agli stereotipi culturali negativi. Probabilmente
sono contemporaneamente in gioco, se non tutti, almeno qualcuno
di questi fattori.
- Depressione.
Per depressione si intende un "abbassamento" del
tono dell'umore. La menopausa può creare una forma di
depressione diversa da quella tradizionale o endogena, in quanto
dipende anche da fattori fisici e non si propone solo come una
patologia della personalità continuamente caratterizzata da
disperazione, pianto, desiderio di morte, riduzione delle
attività e perdita di appetito.
I sintomi depressivi legati alla menopausa sono meno gravi e
più discontinui di quelli della depressione endogena, questo
fatto deve essere tenuto nella massima considerazione per non
rischiare di privare una paziente realmente depressa
dell'appropriata terapia psichiatrica, banalizzando i suoi
sintomi o dandole la falsa speranza che si riducano o spariscano
con le opportune ormonali.
- Perdita di collagene
Il collagene conferisce elasticità al tessuto connettivo
(tessuto di sostegno) di cui è uno dei principali componenti. A
causa della carenza di estrogeni, nei primi 5 anni che seguono la
menopausa, il collagene si riduce di circa il 30% creando delle
problematiche in vari organi e apparati.
A livello dell'apparato urogenitale si può avere la perdita
di tono del sistema muscolare che mantiene nella sua posizione
l'utero, la vagina e il retto, e contribuisce a garantire la
continenza vescicale. Questo può provocare un prolasso
dell'utero, oppure dell'intestino retto o della vescica con
conseguente incontinenza urinaria.
Anche il derma, disponendo di meno collagene, perde di
elasticità, quindi la pelle in menopausa tende a diventare secca
e sottile. Va notato che la comparsa delle rughe non sembra
correlata con questo fenomeno, ma all'avanzare dell'età. Alla
scarsità di collagene potrebbero essere ricondotti anche i
dolori ossei e articolari, che compaiono dopo la menopausa.
- Atrofia urogenitale.
La mancanza di estrogeni provoca una processo di atrofia,
cioè di riduzione delle loro dimensioni, degli organi genitali.
Ne sono coinvolti, in tempi diversi a seconda dei soggetti,
l'utero, la vagina e la vulva che. Si calcola l'atrofia
vulvo-vaginale sia presente nel 10-20% delle donne già dopo 3
anni dall'entrata in menopausa.
Questo fenomeno comprende pure la riduzione della secrezione
vaginale e la lubrificazione durante i rapporti si riduce
causando una sensazione di bruciore e dolore durante i rapporti
(dispareunia). Chiaramente questo problema influisce in modo
negativo sulla vita sessuale.
Può anche comparire un'atrofia della parte più esterna
dell'uretra con conseguenti disturbi quali il bisogno di urinare
frequentemente e urgentemente, e bruciori durante la minzione
(sindrome uretrale).
- Riduzione del desiderio sessuale.
Il desiderio e la soddisfazione sessuale sono condizionati da
vari fattori e la situazione ormonale e solo uno fra questi. Con
l'avanzare degli anni la frequente riduzione del desiderio può
dipendere dal condizionamento culturale (non ho più l'età...),
dal non sentirsi più desiderabile e desiderata come in
precedenza, dallo stato di salute generale e dal fatto che il
proprio compagno (anche lui invecchiato) non sia più tanto
desiderabile. Di fatto, già intorno ai 60 anni, l'attività
sessuale si presenta ridotta almeno nel 35% delle donne e nel 45%
degli uomini. Nel 15% delle donne e nel 23% degli uomini tale
attività è definitivamente conclusa.
Per molte donne l'atrofia vulvo-vaginale, vista più sopra,
concorre al deterioramento dell'attività sessuale, in quanto il
dolore provato toglie ogni soddisfazione e crea complessi di
colpa nel partner frustranso il suo desiderio e innescando un
circolo vizioso che può far definitivamente chiudere l'attività
sessuale. Ciò non toglie che almeno il 25% di coloro che hanno
superato i sessantacinque anni (terza età) continuino ad avere
rapporti soddisfacenti
Gli effetti precoci e intermedi, visti in precedenza, pur
essendo assai fastidiosi non costituiscono mai un rischio per la
vita, quelli tardivi, invece, sono molto più pericolosi in
quanto lavorano subdolamente e quando si manifestano può essere
troppo tardi per poterli rimediare.
- Malattie cardiovascolari
Vengono così definite le condizioni dovute a un
restringimento o un'occlusione delle piccole arterie, con
conseguente riduzione del flusso sanguigno e la possibile morte o
degenerazione di organi e tessuti. L'infarto miocardico e l'ictus
ne costituiscono due tristissimi esempi.
E' accertato che prima della menopausa le malattie
cardiovascolari sono superiori nell'uomo, dopo, invece, sono
superiori nelle donne. Da questo sembra risultare che gli
estrogeni riducano il rischio di malattie cardiovascolari
influenzando il metabolismo dei lipidi e delle lipoproteine e
mediante un'azione vasodilatante sulle arterie.
Purtroppo, pur essendo noti i fattori di rischio
(ipercolesterolemia, obesità, ipertensione, diabete, fumo, vita
sedentaria, ereditarietà) non esiste ancora un esame che riveli
quanto una persona corra il rischio una malattia cardiovascolare,
è quindi buona norma, per tutti, adottare le opportune pratiche
preventive.
- Osteoporosi.
L'osteoporosi è un malattia che propone una riduzione della
massa ossea, pertanto è facile essere soggetti a fratture anche
a seguito a piccoli traumi. Questa riduzione della formazione di
nuovo tessuto osseo è legata all'età e non al sesso, ed inizia
intorno ai 30 anni. In entrambi i sessi, raggiunta la vecchiezza,
può causare un'osteoporosi senile.
Nella menopausa e nel periodo che segue, a causa della
mancanza di estrogeni, questa perdita della massa ossea può
accelerare. Se il soggetto presenta già una situazione ossea
precaria, o la perdita è di grado elevato, viene a manifestarsi
un'osteoporosi post-menopausale.
Pertanto l'osteoporosi è una condizione che colpisce più
frequentemente le donne, sia per gli effetti della menopausa, sia
perché gli uomini possiedono una massa ossea maggiore. A 75 anni
la massa ossea di una donna può già essere dimezzata, mentre in
un uomo novantenne si osserva un calo che si aggira intorno al
25%.
L'osteoporosi, proprio per la sua natura, predispone a
fratture ossee. Le parti più soggette sono le vertebre (fratture
da schiacciamento), il collo del femore e il polso (frattura di
Colles). Generalmente le fratture del polso riescono a guarire
bene e non lasciano problemi postumi, quelle vertebrali, invece,
non solo possono provocare dolore, ma generare una progressiva
incurvatura della spina dorsale con conseguente diminuzione della
statura. Fortunatamente non tutte le donne, dopo la menopausa,
soffrono di osteoporosi, è comunque bene fare un controllo
periodico, a tal scopo risulta molto utile il mineralogramma che
viene effettuato utilizzando una ciocca di capelli.
La creatività, il desiderio del gioco e la curiosità dell'infanzia,
dovrebbero persistere anche nell'età adulta (E.H. Erikson).
Talvolta, per contrastare gli spiacevoli
fenomeni, visti più sopra, può essere utile affidarsi alla
terapia sostitutiva a base di estrogeni; una terapia che compensa
il deficit estrogenico per mezzo di farmaci specifici. Al
riguardo, però, esistono pareri discordanti sulla sua reale
efficacia; un sunto è stato fatto durante il Congresso
Internazionale alla fine del 1999 organizzato dal professor
Umberto Veronesi, che ha riunito i maggiori esperti nel campo,
presso l'Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
Le dichiarazioni dei relatori (pubblicati sulla rivista The
Lancet, Vol 354; July 10, 1999), hanno convalidato l'efficacia
della terapia ormonale sostitutiva, che resta un modo valido per
ridurre i problemi della menopausa e della post-menopausa. E'
stata però ribadito il fatto che, prima del trattamento, si deve
esercitare un attento controllo della paziente prendendo in
considerazione il suo stato di salute generale e la condizione di
alcuni organi bersaglio degli estrogeni (come i tessuti
genitali).
Sono state anche sottolineate le possibili controindicazioni,
come la tromboflebite recente o in atto (infiammazione di un vaso
venoso complicata da coagulo), le gravi malattie epatiche, i
tumori sensibili agli estrogeni e l'otosclerosi (malattia
dell'orecchio che porta ad un calo progressivo della capacità
uditiva).
E' stato anche detto quanto sia importante verificare che la
paziente sia consapevole che tale terapia a lungo termine, per
essendo ricca di benefici, non è priva di rischi in quanto, se
il trattamento si dovesse protrarre per più di 5 anni, aumento
il rischio di contrarre un tumore all'utero o al seno.
In pratica viene consigliata la terapia ormonale per:
- curare i sintomi acuti della menopausa (vampate, astenia,
depressione, sudorazioni, insonnia ...),
- migliorare la qualità di vita che a volte perde di
"tono",
- ridurre il rischio di osteoporosi e fratture,
- ridurre il rischio di tumore al colon, e della malattia di
Alzheimer in quanto le terapie ormonali sembrano esercitare un
ruolo protettivo nei confronti di queste malattie.
Viene invece consigliata cautela e terapia a basso dosaggio
nei soggetti che abbiano avuto malattie cardiovascolari, e/o
abbia fattori di rischio cardiovascolari familiari o personali.
Va comunque precisato che il rischio cardiovascolare è
notevolmente basso prima dei 60 anni. Grande attenzione dovrebbe
essere usata per i soggetti che abbiano una storia di tumori alla
mammella nella famiglia.
I disturbi psicologici all'inizio, durante e dopo la
menopausa, sono sicuramente da ricercarsi nel calo del livello di
estrogeni (gli ormoni femminili necessari per la maturazione
dell'uovo). Va precisato che, oltre alle cause dovute al calo
ormonale, esistono anche dei fattori sociali dovuti al fatto che
la menopausa coincide con l'avanzare dell'età e col fatto che i
figli diventano grandi e indipendenti, escono di casa, si
sposano, nascono i primi nipotini, i genitori ormai vecchi
muoiono, ... l'interazione di entrambi i mutamenti (fisici e
psicologici) rendono, quindi, la menopausa e il post-menopausa un
periodo della vita difficile da affrontare.
L'intervento dello specialista, sia esso medico, osteopatico o
psicologico, assume allora una grande importanza, sia a livello
medico che di supporto psicologico.
Attualmente questo approccio viene fatto considerando con
attenzione il paziente come un'unità inscindibile di mente e
corpo; una persona che sta affrontando una fase cruciale della
propria esistenza incontrando varie difficoltà tra cui,
psicologicamente parlando, le più comuni, sono:
- ansia,
- insonnia, sonno disturbato, risvegli frequenti,
- depressione,
- facile irritabilità,
- aumento di peso,
- esagerata o diminuita cura del proprio aspetto,
- timori nell'affrontare il futuro,
- spossatezza senza una causa precisa,
- rapporto sessuale spesso doloroso,
- frequente diminuzione del desiderio sessuale,
- pensieri autosvalutativi,
- sensi di colpa,>
- restimolazione di episodi passati (vedi "La restimolazione" nella Appendici).
Quando cesserai di voler riempire la tua coppa di
felicità ed inizierai a riempire quella degli altri scoprirai, con
meraviglia, che la tua sarà sempre piena
(Paramansa Yogananda).
Lo psicologo dovrà innanzitutto ricavare un'accurata anamnesi
del paziente, facendo delle domane e lasciando spazio affinché
il paziente stesso possa definire quegli elementi esogeni ed
endogeni che lo hanno portato a richiedere l'intervento.
Con i dati raccolti il terapeuta potrà appurare l'origine dei
problemi ed isolare quelli interiori oppure quelli che vanno
ricercati nell'ambiente famigliare del medesimo o nel contesto
sociale in cui vive e delle persone che ha modo di contattare
(colleghi di lavoro, parenti, amici, ecc.).
Terminata tale valutazione potrà delineare l'intervento più
opportuno avvalendosi dei molti strumenti oggi disponibili, di
cui forniamo di seguito una breve panoramica. Resta intesto che
sarà premura del terapeuta indirizzare la paziente da un medico,
o lo specialista più opportuno, quando i dati raccolti mostrano
la necessità di un simile intervento.
Azioni psicologico/comportamentali ad indirizzo terapeutico:
- Addestrare al rilassamento.
- Insegnare a controllare la mente.
- Insegnare qualche esercizio di visualizzazione creativa.
- Insegnare qualche esercizio di ginnastica terapeutica.
- Migliorare l'autostima.
- Migliorare le relazioni interpersonali.
- Aumentare l'interesse per gli altri.
- Promuovere l'accettazione e la tolleranza.
- Motivare hobby creativi.
- Spiegare i Ruoli fondamentali e come cambiarli (vedi i
"Ruoli fondamentali" nelle Appendici).
- Riconciliare il paziente con il suo passato (vedi
"Il rilassamento terapeutico" nelle Appendici).
- Riconciliare il paziente con le persone con cui ha avuto un
brutto rapporto: parenti, insegnanti, superiori, ecc. (vedi
"Il rilassamento terapeutico" nelle appendici).
Per quanto abbiamo detto appare evidente che dal punto di
vista psicologico la menopausa rappresenta un momento di grande
impatto in ragione del suo significato di fine di un'epoca
creativa, positiva, ricca di possibilità e di futuro, in cui la
donna si sente soggetto possibile di scelte desiderate e
promettenti, dove gli affetti, i sentimenti e le emozioni
promettono un mondo gioioso, carico di frutti.
Con la menopausa quest'epoca si chiude ed è inevitabile che
la donna viva un senso di perdita, una situazione diventata
triste, in cui si smarrisce e nella quale spesso perde la
prospettiva che potrebbero esservi nel futuro.
E' evidente come ogni donna si ritrovi a vivere questo momento
con diversa intensità, sentimenti e stati d'animo, in ragione
del proprio carattere e della propria storia. Se sarà capace di
affrontare i cambiamenti, se sarà sufficientemente forte ed
affronterà il futuro in modo ottimistico e realista, potrà
senz'altro vivere in modo alquanto diverso rispetto ad una donna
paurosa e pessimista.
Una generazione fa la menopausa segnava l'inizio di una rapida
decadenza, tutto era già avvenuto, non vi erano più prospettive
interessanti, l'unica casa da farsi ere quella di rassegnarsi ed
aspettare serenamente la fine.
Oggigiorno la menopausa coglie
mediamente la donna poco dopo la metà della sua esistenza,
perciò rimane tanta vita da vivere e molte cose che si possono
realizzare, per alcune sarà proprio in questo futuro che si
potrà realizzare quando, per motivi famigliari o di lavoro, non
hanno potuto fare in precedenza.
Se la donna ha il coraggio di
accettare questa sfida e cambiare i suoi punti di riferimento,
potrà cogliere la positività di questa fase della vita e
restare nella vita sociale portando con sé il suo patrimonio di
conoscenza ed esperienza. Affrontare la sfida significa anche
arrivare ad una trasformazione di sé: una risignificazione della
propria vita, che darà la possibilità di un ancor lungo periodo
dell'esistenza, che nulla avrà da invidiare a quello precedente.
Anzi, per molte ragioni potrebbe essere anche migliore.
Si intende per "restimolazione" un episodio del
passato che viene riportato in superficie a causa di qualche
elemento (persona, oggetto, odore, suono, parola, ecc.) presente
nell'ambiente circostante. Tale elemento richiama alla memoria
subconscia un elemento simile presente in un episodio vissuto nel
passato. La restimolazione può riportare il soggetto a
"rivivere" la stessa sintomatologia psicofisica
presente nel momento in cui è stato memorizzato l'episodio
originale (per maggiori dettagli vedere
"Il rilassamento terapeutico" nelle Appendici).
Nell'Analisi Transazionale, di Eric Berne, vengono considerati tre ruoli fondamentali
che la persona assume nei primissi anni di età, essi sono:
- il Persecutore, utilizzato per rinforzare la
valutazione negativa nei confronti degli altri (voi NON SIETE OK,
avete bisogno di qualcuno che vi punisca o che vi diriga).
- la Vittima, utile per rinforzare una
valutazione negativa data a sé stessi (IO NON SONO OK, ho
bisogno di qualcuno che mi punisca o che mi aiuti).
- il Salvatore, necessario per poter continuare
a sottolineare la propria posizione "IO SONO OK, devo aiutare chi
non lo è".
Questi ruoli, se portati avanti in modo legittimo e
produttivo, non presentano tratti negativi, ad esempio:
- un Persecutore, che decida dei giusti limiti e li faccia
rispettare,
- una Vittima, che conosce bene un mestiere ma non riesce a
trovare lavoro a causa di pregiudizi razziali o religiosi,
- un Salvatore, che aiuti il prossimo a vivere meglio.
Un Ruolo Fondamentale diventa però pericoloso quando viene
utilizzato allo scopo di manipolare altre persone, ad esempio:
- un Persecutore, che decida dei limiti irragionevoli, o
faccia applicare quelli esistenti con brutalità,
- una Vittima, che si lamenti per un problema che l'affligge
ma non fa proprio nulla per risolverlo,
- un Salvatore che, proponendo il suo aiuto, fa in modo che
gli altri dipendano da lui.
Il rilassamento terapeutico, di cui forniamo di seguito una breve
panoramica, è molto utile per effettuare una "riconciliazione"
con il proprio passato psicofisico, o con altre persone con cui si hanno
avuto brutti rapporti, non importa se defunte o viventi.
Con questa tecnica è possibile ritrovare ed annullare la carica emotiva presente in episodi anche di un
lontano passato ed affrontare le problematiche fisiche catalogate
come "psicosomatiche" e quelle psicologiche che vanno
dal senso di colpa al comportamento coatto.
Questo tipo di rilassamento rappresenta una tecnica dinamica e veloce
che si avvale di un approccio diretto all'emisfero destro del
cervello. Questa tecnica unisce al pregio della velocità a una
completa discrezione; il paziente non è infatti tenuto a
raccontare i dettagli della sua vita o il contenuto degli episodi
che ritrova durante la seduta terapeutica.
Si tratta di una tecnica che potrebbe essere considerata come una
delle "Terapie a tempi brevi" sviluppate a Palo Alto in
California. I suoi presupposti di base si basano sulla "E
Therapy", elaborata qualche decennio fa da A. L. Kitselman,
uno studioso che aveva una ottima preparazione psicologica e
religiosa.
Ai presupposti di base si sono aggiunte le scoperte fatte in
questi ultimi anni nel campo relativo al funzionamento del
cervello umano (con particolare attenzione alla specializzazione
funzionale dei due emisferi che lo compongono), e gli studi
compiuti con soggetti in stato di coscienza alterato (alfa, beta,
gamma, ecc.). Su questi studi basano i loro fondamenti teorici
varie scuole tra cui la Dinamica Mentale, il Silva Mind Control,
la Meditazione Trascendentale e il Rebirthing.
Da questo ampio bagaglio di informazioni teorico/pratiche è
stata elaborato il rilassamento terapeutico in oggetto, le cui
tecniche sono in grado di contattare l'emisfero destro (il
subconscio) e risalire a quei momenti traumatizzanti che, non
essendo stati risolti razionalmente, sono in grado di produrre
una vasta gamma di disturbi fisici e mentali.
E' stato appurato il fatto che, dal concepimento in poi e per
diverse volte al secondo, vengono registrate nella memoria le
percezioni, le emozioni, gli eventuali dolori fisici e tutto ciò
che stiamo sperimentando in quel dato momento. Queste
registrazioni avvengono sempre, in qualsiasi luogo e in qualsiasi
situazione ci si dovesse trovare e servono per formare quel
bagaglio di esperienza a cui tutti attingiamo nel corso della
vita quotidiana.
Il livello di "profondità di memoria" in cui tali
registrazioni vengono memorizzate è però variabile in quanto la
profondità di registrazione dipende dal livello di coscienza
dell'individuo al momento in cui il fatto è avvenuto.
La memoria si può infatti definire come un magazzino a più
strati; strati che vanno dal più superficiale (dove tutte le
informazioni sono facilmente ricuperabili), al più profondo,
dove sono riposti gli avvenimenti vissuti in uno stato di
consapevolezza assai bassa o assente del tutto (sedute ipnotiche,
avvenimenti prenatali, anestesia, coma, ecc.). Mentre una persona
può accedere facilmente ai ricordi che si trovano negli strati
superficiali, gli è invece difficile (spesso impossibile)
recuperare quelli posti negli strati profondi.
Purtroppo in questi strati profondi vi possono essere dei
ricordi dolorosi, o comunque traumatici, in grado di generare
forti condizionamenti comportamentali o problemi fisici di ogni
tipo. Vale la pena di ricordare come la Psicosomatica cataloghi
almeno l'80% come causate dall'influenza che la mente è capace
di esercitare sulle funzioni corporee..
Durante una seduta, utilizzando tecniche opportune, si accede
direttamente al serbatoio dei ricordi inconsci, appannaggio dell'emisfero
destro del cervello, mentre il paziente si trova in stato di rilassamento
ottenuto senza ipnosi). In tale stato risulta possibile ritrovare e ripercorrere
gli episodi registrati negli strati profondi della, memoria
sollevandoli in questo modo a livelli superficiali.
Gli eventi, ripercorsi in questo modo, perdono la loro
componente condizionante ipnotico/suggestiva e diventano perciò
dei normali ricordi. Questo permette di eliminare molte
problematiche e di riportare il paziente a vivere una vita
salubre e serena.