La salute della nostra gioventù
I MINORI E LA TV
Articolo del Dr. Francesco Giovanetti, psicologo.
Cellulare: 328-0015572.
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Il nuovo codice di regolamentazione Tv e Minori, e gli studi
che dimostrano l'influsso della televisione sui bambini.
È stato firmato il nuovo Codice di Regolamentazione sulla
televisione e i minori dal Ministro delle Comunicazioni, on.
Maurizio Gasparri e i rappresentanti delle emittenti televisive
nazionali e locali
(visionabile sul sito: www.comunicazioni.it).
Questo dopo gli scarsi risultati del precedente tentativo di
autoregolamentazione delle televisioni pubbliche e private,
prevedendo stavolta delle sanzioni pecuniarie, in seguito a
segnalazioni e all'intervento di un Comitato di Controllo di 15
esperti e dell'Autority delle Telecomunicazioni.
Del Comitato, fanno parte, tra gli altri, l'ex avvocato
generale dello Stato, Plinio Sacchetto, esperto di problematiche
dell'informazione, la psicologa Maria Rita Parsi, Vera Slepoj,
presidente della Federazione Italiana degli Psicologi, Maria Pia
Garavaglia, il presidente della Federazione Radio Tv e Adalberto
Baldoni, presidente della Commissione per l'assetto del Sistema
Radiotelevisivo.
"Con questo Codice affrontiamo il tema rilevante della
tutela dei minori in tv - ha dichiarato il Ministro Gasparri - ed
è la nostra strategia, in attesa di norme di legge che hanno
bisogno di una discussione più lunga. Ora abbiamo un nuovo
Codice, ma si puo' fare di più e meglio."
"I minori sono i soggetti più esposti a scene la cui
brutalità offende la loro ingenua sensibilità - ha poi
proseguito - bisognerà fare attenzione alla scelta delle
immagini. Anche un documentario, a prima vista innocentissimo,
può presentare delle scene che impressionano negativamente la
psiche di un bambino".
I bambini e il video

Le osservazioni e gli studi degli effetti televisivi sia
sull'organismo che sulla psiche umana, in particolare sui
bambini, hanno impegnato ed impegnano molti ricercatori di tutti
i Paesi del mondo. Purtroppo, oggi, i bambini vengono esposti ad
una fruizione della televisione libera e senza controllo, dalle
statistiche risulta che i piccoli cominciano a vedere la TV tra
il primo ed il terzo anno di vita per una media di tre ore al
giorno; spesso sono soli davanti allo schermo e vi rimangono
molte ore al giorno senza il controllo e la vicinanza dei
genitori o di altri adulti i quali spesso sono impegnati altrove.
L'ascolto televisivo non solo rientra nella routine del nostro
quotidiano, ma crea aspettative e interesse, alcune trasmissioni
infatti vengono attese con ansia, creando vere e proprie
dipendenze e orientano la vita, le scelte, gli interessi , gli
acquisti di molti. Quindi, purtroppo, la televisione - come pure
i videogiochi o il computer - assume sempre più la funzione di
"parcheggio" diventando un'occasione di isolamento in
sostituzione di altre attività (sportive, ludiche o sociali) che
sarebbero di vitale importanza per la crescita equilibrata dei
giovani.
La televisione, insieme ai videogiochi, rappresenta un mezzo
molto importante, attraverso il quale i bambini vengono
influenzati e che mina la possibilità di un corretto sviluppo.
Recenti studi condotti in tutto il mondo hanno evidenziato il
rapporto tra la visione di scene violente ed i livelli,
riscontrati nei bambini, di aggressività, d'insorgenza di ansie,
di disturbi del sonno, delle paure di stare soli e del buio,
della difficoltà nell'addormentarsi. ("Le radiazioni
televisive, pericoli e difese", ed. Centro comunicazione
sociale, 1980; Russo P. e coll., "Gli effetti della violenza
in tv sul cervello dei bambini", B.H.C. Centro Studi e
Ricerche Neuropsicofisiologiche, diretto dal prof. M. Trimarchi,
2001, visionabile sul sito:
www.ceu.it/psicologia/psicologia.htm).
La violenza in TV

La violenza in TV è stata fino ad oggi considerata tossica
per il cervello dei bambini in quanto
- viene proposta come metodo efficace di risoluzione dei problemi,
- spesso è associato a piacere e ricompensa,
- è desensibilizzante nei confronti della violenza reale.
I ragazzi desiderano vedere e rivedere scene di violenza e
tendono ad imitare quello che vedono, ad identificarsi nei
personaggi violenti mettendo poi in essere gli atti di emulazione
di cui sono piene le cronache: ragazzi che uccidono i genitori,
stuprano coetanei, lanciano pietre pensando di passarla liscia
sentendosi ingiudicabili come gli eroi che vengono loro proposti.
Ciò meraviglia ed inorridisce senza che si prenda coscienza
della diretta responsabilità in cui gli "adulti" sono
coinvolti.
Risulta che il 25% dei ragazzi sceglie il comportamento
violento come qualità positiva da emulare.
I disturbi causati dal video

È stato rilevato che bimbi al di sotto dei 10 anni d'età
dovrebbero guardare la TV per periodi brevissimi; i disturbi
segnalati dagli psicologi riguardano il superlavoro del cervello
e degli occhi: perché questo? Perché l'immagine che vediamo sul
video è una falsa immagine! In realtà essa è formata da
tantissimi puntini luminosi che, messi l'uno accanto all'altro,
formano un'immagine apparentemente intera; mentre l'occhio vede
l'immagine, il cervello è costretto a distinguere tutti quegli
innumerevoli puntini con uno sforzo visivo e nervoso notevole.
È come se fossimo al finestrino di un treno che corre
velocemente e volessimo osservare tutti i particolari del
paesaggio che ci sfreccia davanti, dopo un po', ci sentiremmo con
il cervello vuoto e stanco ed anche gli occhi ne risentirebbero
con un rapidissimo calo dell'acutezza visiva.
L'effetto risultante da quest'attività rapidissima è un
nervosismo permanente incontrollabile che proviene dalle cellule
stesse stremate.
A tutti noi è capitato di osservare come, dopo un po' che
guardiamo la TV, ci sentiamo affaticati, con la testa pesante e
ci bruciano gli occhi; anche i nostri ragazzi, dopo che sono
stati tante ore davanti allo schermo, mostrano evidenti segni di
stanchezza unita spesso alla totale mancanza di energia
necessaria per esplicare le altre attività fino ad arrivare ad
una forma di disimpegno e svogliatezza talmente diffusa ed
abitudinaria da preoccupare genitori ed insegnanti.
Assistiamo anche a frequenti cali della vista. Gli occhi,
sottoposti ad un superlavoro di adeguamento, come sopra
descritto, nonché al bombardamento di radiazioni ionizzanti,
saranno soggetti ad abbassamento di acutezza visiva, cataratte,
congiuntiviti, ecc.
Sembra si siano verificati anche casi crescenti di epilessia
che i medici chiamano "epilessia televisiva", perché
queste persone tra cui molti bambini cadono in crisi guardando la
tv. Vi è pure l'effetto ipnotico, non senza ragione molte
persone sensibili si lamentano di sentirsi
"ipnotizzate", "ammaliate", "
mentalmente svuotate", disfatte dal tubo catodico.
Effetti sullo sviluppo psichico del bambino

Un bambino che, per ore, sta fermo davanti al televisore, si
comporta in modo innaturale sia per la posizione scorretta
assunta dal proprio corpo, che per la sua esigenza di essere
protagonista di ciò a cui presenzia. Lo sviluppo psichico del
bambino è legato principalmente al movimento.
Per lo sviluppo della facoltà di pensiero sono
indispensabili:
- l'attività motoria,
- una percezione sensoriale di vasta portata.
Un fanciullo sano dimostra una attività motoria per quasi
tutto il giorno: corre, spinge, cade, si arrampica, salta, ma
deve anche impiegare e sviluppare tutti i suoi sensi, poiché
questi sono le porte attraverso le quali deve entrare
l'esperienza su cui si basa il pensiero.
Il bambino deve vedere un albero, sentire il vento, odorare un
fiore, gustare una mela, carezzare e stringere il suo
orsacchiotto di peluche.
Cosa fa la televisione a questo riguardo ? Essa impone al
bambino un'immobilità forzata dell'insieme del corpo compreso
gli occhi , il che è nefasto, essa inoltre limita la vasta
estensione degli stimoli sensoriali reali che agiscono sulle
cellule cerebrali riducendole ad un surrogato di sensazioni
irreali, unilaterali e artificiali.
Esiste un gran numero di studi scientifici che mostrano che il
movimento oculare e il pensiero sono strettamente collegati.
L'osservazione viva della realtà tramite gli occhi fa sì che la
coscienza divenga sveglia e attiva nel suo funzionamento. Studi
paralleli mostrano che quando gli occhi non sono in movimento ma
restano fissi il pensiero è ridotto e lo sguardo fisso della
persona che guarda la tv dimostra che il suo pensiero cosciente e
il suo discernimento hanno fatto posto a una ricezione passiva
del flusso di immagini televisive in uno stato quasi di
"trance", come un sognare ad occhi aperti.
Le ricerche segnalano che la fissazione continua della tv non
è vera attenzione ma è una forma di "trance fuori dal
tempo" : lo spettatore è costretto a inibire le vie nervose
che collegano le percezioni visive al sistema nervoso autonomo,
il quale invece stimolerebbe lo spettatore e tanto più il
bambino al movimento e all'interazione. Qualunque sia il
contenuto del programma risulta da questi studi che la
comunicazione tra i due emisferi del cervello è praticamente
rotta.
D'altra parte una giusta attività mentale implicherebbe una
lucida comprensione, il tempo di poter analizzare obiettivamente
i dati in arrivo per valutarli con cognizione cosa compromessa
dal perdurare del "sognare da svegli": l'informazione
entra e affonda direttamente nella memoria senza essere filtrata
e analizzata, più il bambino è piccolo e più questo è
pericoloso! (Fred J. Meerelyn Emery, "Una scelta tra due
futuri: illuminare o informare" (in it.), Canberra, Centro
educazione permanente, Università Australiana, 1975).
Un bambino che sta fermo ed è passivo davanti alla TV avrà
difficoltà ad esprimersi oralmente nell'esposizione sia dei
fatti esterni che dei suoi pensieri e di ciò che si muove nella
sua interiorità. Diventerà introverso oltre che infiacchire i
muscoli e favorire posizioni viziate della struttura ossea in
formazione. È ormai, purtroppo, una constatazione frequente che
i ragazzi di oggi, pur godendo di uno sviluppo fisico più
appariscente rispetto al passato, sono però sempre stanchi,
psichicamente fragili, mentalmente confusi oltre che indolenti
nello studio e nel lavoro: evidentemente, in estrema sintesi,
poco motivati!
L'importanza di comprendere quanto si vede

Tutte le immagini che sono passate davanti ai loro occhi
infantili si sono sostituite a quelle che avrebbero dovuto
derivare da esperienze realmente vissute: una storia, che in TV
si compie in venti minuti o in un'ora, nella realtà durerebbe da
qualche giorno a qualche anno dando, a chi la vive, il tempo di
rifletterci sopra, operando scelte ponderate determinate solo dal
completo vissuto emotivo ed interiore.
Qualunque persona, in tali condizioni, non ha il tempo e
quindi l'esperienza di analizzare e capire il significato di
tutti gli avvenimenti che gli passano davanti agli occhi (spesso
esulando da situazioni per lui abituali) provocandogli un trauma
psichico, uno shock emozionale, che colpisce l'individuo il
quale, mancando della naturale esperienza, non riesce a capire -
poiché non può viverne completamente una reazione diretta e
personale - un avvenimento al quale partecipa solo come
spettatore: figuriamoci un bambino!
La conseguenza di queste esperienze immaginarie è
l'insicurezza, la difficoltà ad affrontare ed a vivere
equilibratamente vere esperienze di vita. Le immagini e le
situazioni che si fissano dentro di noi e che non sono pienamente
capite perché non "patite" lavorano, per proprio
conto, nell'interiorità assorbendo energia vitale, deprimendo
l'individuo e creandogli stati indefiniti di confusione e di
angoscia.
In pratica, è come se qualcuno immettesse in noi un carico di
scelte ed "esperienze" non coscienti in quanto non sono
quelle che noi gradualmente avremmo elaborate percorrendole
davvero razionalmente, emotivamente e, soprattutto, interiormente
nel nostro cammino di vita. La natura del bambino richiede
immagini reali e viventi con cui dialogare e scontrarsi,
sentimenti veri suscitati dalla relazione con esseri viventi: ama
ascoltare dalla voce di un adulto una bella favola, dipingere coi
colori ed imbrattare fogli enormi con le mani, giocare,
sperimentare la realtà ambientale, muoversi, esprimersi,
gridare...

LA MANCANZA DI CONDIVISIONE PRODUCE INCOMUNICABILITÀ ED
INCOMPRENSIONE

In molte famiglie esiste una TV in ogni stanza, ognuno ha la
sua e, quindi, ciascuno, per seguire i suoi programmi preferiti,
si isola dagli altri subendo esclusivamente il messaggio
trasmessogli e senza il confronto con l'opinione degli altri;
ciò, per un bambino, è estremamente condizionante. In alcuni
casi poi la tv è nella stanza da letto e viene vista fino a
tardi o di notte.
I piccoli, vivendo spesso a contatto con immagini che parlano,
si muovono e con le quali essi non interagiscono mai, si
abitueranno alla mancanza di dialogo pensando che sia normale
così vivendo, poi, da adolescenti, l'esperienza della solitudine
per incapacità ed incomprensione verso gli altri esseri umani
che non hanno mai imparato a conoscere ed ascoltare con un
quotidiano e continuo colloquio. Il bambino mancherà anche
dell'intuizione necessaria per discernere tra le persone gli
amici dai nemici: o si fiderà troppo o di nessuno...
I raggi televisivi hanno inoltre un effetto trascurabile solo
ad una distanza di almeno tre metri dall'apparecchio, è
pertanto, senz'altro raccomandabile non fare avvicinare i bambini
oltre questa distanza, facendo attenzione alla tendenza di tutti
i piccoli a sedersi in terra molto vicino allo schermo. La
sperimentazione ha rilevato che l'irradiazione massima avviene ad
un metro dall'apparecchio: questa è senz'altro una distanza
pericolosa e da evitare.
I subdoli pericoli dell'apparecchio televisivo

Le forme di inquinamento più sottili le troviamo nello
schermo dei computer e dei televisori, il cui schermo emette
delle radiazioni alfa, beta e gamma. Nei modelli più recenti
esse sono state ridotte ma sono pur sempre presenti. Lo sfavillio
dello schermo televisivo è particolarmente pericolosa per le
donne incinte.
Per la salvaguardia degli occhi, è raccomandato di tenersi ad
almeno 6 metri degli schermo a colori ed 4 metri da quelli in
bianco e nero. Vedere un film alla televisione è alquanto
diverso da quello visto al cinema, in quanto quest'ultimo è
fatto con una serie di fotografie proiettate su uno schermo.
Nella televisione, tutto è falsificazione elettronica, è
ammirevole del punto di vista tecnico, ma molto aggressivo per
gli occhi degli spettatori e la loro salute in generale,
soprattutto se soggiornano su un punto geopatogeno. Lo sfavillio
è nocivo e penetra tutto il corpo attaccando il sistema nervoso.
Un televisore installato in un seminterrato fa fuggire i ratti
ed i topi. Questo è un fatto altamente significativo così come
lo è il georitogramma di una persona di fronte ad un televisore.
Si vede facilmente la differenza tra i 3 casi possibili: persona
seduta di fronte ad un televisore spento; persona seduta di
fronte ad un televisore acceso; persona seduta con la schiena
rivolta verso un televisore acceso.
Le misure sono fatte a 1,50 m dello schermo. Si osservi gli
scarti considerevoli della resistenza (valore ohmico) della pelle
a seconda che l'apparecchio funzioni o sia spento. Questa è, al
tempo stesso, una valutazione scientifica e biologica che
dimostra come l'organismo riceva qualche influenza
dall'apparecchio televisivo.
L'apparecchio televisivo presenta tre nocività: la tensione
molto alta per il tubo catodico (25.000 volt), lo schermo e la
corrente di 50 Hz di alimentazione. Esso emette radiazioni alfa,
beta e gamma che costituiscono un importante inquinamento
sottile. Jean Pagot, nel suo nuovo libro, cita due test
sorprendenti per il loro alto livello dimostrativo:
- Si pone una bottiglia di acqua davanti allo schermo mentre
il televisore è acceso, non importa quale sia la trasmissione.
L'acqua viene poi utilizzata per annaffiare dei semi di fave. Con
l'acqua non irradiata, si osserva una crescita normale, con
l'acqua irradiata dalla TV i semi muoiono.
- Davanti allo schermo della TV viene posta una bottiglia
piena d'acqua mentre viene trasmesso uno spettacolo dove
compaiono sangue, sesso, stupro, violenza ... Se quest'acqua
viene bevuta da una persona alla sera, essa avrà incubi violenti
e resterà turbata psichicamente per parecchi giorni. Di essere
soggetti a questo tipo di influenza i telespettatori non lo
immaginano neppure.
giorni. Di essere soggetti a questo tipo di influenza i
telespettatori non lo immaginano neppure.

LE ALTERNATIVE

- stare di più con i nostri bambini;
- imparare a giocare e comunicare con loro;
- esercitare un controllo sull'uso della TV, scegliendo
le cose più adatte per loro;
- vederle e commentarle insieme;
- creare e proporre attività diverse ed alternative alla TV
(come la musica, la pratica dello sport, ecc.) che possono
portare i ragazzi anche ad una maggiore aggregazione tra di loro.
Vorremmo dire qualcosa sulle fiabe che, ormai, non si leggono
più tanto ai bambini... Lo psichiatra Paolo Crepet sostiene che
leggere ai bambini è importante, così comunichiamo loro il
nostro affetto. Importante è poi comunicare, dialogare con le
nuove generazioni in modo adeguato all'età, con comprensione e
rispetto, cose che oggi si trascurano e sarebbe utile in molti
casi, con genitori indaffarati, recuperare il rapporto con i
nonni, se dotati di saggezza e dolcezza, che spesso i genitori
stressati non possono dare.
Va evitato invece il ricorso ad eccessive fantasie per evitare
di percepire e comprendere una realtà vissuta dai familiari
stessi come frustrante o temibile. L'educazione cosciente
dovrebbe includere la percezione obiettiva del mondo esterno,
senza troppe aggiunte condizionanti dell'adulto, come base per la
creatività e la ricerca del nuovo.
L'allarme che arriva dagli psicologi non lascia più spazio a
dubbi: i bambini hanno bisogno della comunicazione affettiva, del
dialogo, delle buone favole, come della pietanza o di una
settimana al mare per rigenerare i polmoni dallo smog cittadino,
ne hanno bisogno per rigenerare l'anima, acquisire sicurezza in
sé stessi, superare le paure, per crescere e diventare uomini
coscienti. Raccontare e comunicare positivamente è importante
dal punto di vista psicologico ed emotivo.
La voce del papà o della mamma se è serena accarezza e
conduce per mano. I bambini hanno bisogno anche di ascoltare le
storie di famiglia dai nonni per sentirsi parte di un 'clan' e
anche le fiabe giuste sono le nostre radici. Ci sono favole
celtiche, indiane, arabe, africane; le nostre, le più antiche,
arrivano dall'antica Grecia, da Esopo, il primo che le raccolse
nel IV secolo A. C., poi Roma antica ci ha dato Fedro, la
Danimarca Andersen, la Francia La Fontaine e Perrault, la
Germania i fratelli Grimm, l'Italia Leonardo, Collodi, Calvino e
Rodari.
Un buon racconto deve avere anche scene che suscitano emozioni
intense; quando si legge una tale scena , istintivamente ci si
stringe al bambino, lo si consola e lui sente maggiormente il
nostro affetto. Le favole contengono le tappe simboliche della
crescita, raccontano di prove che i protagonisti devono superare
(Pollicino, per esempio, affronta la paura inconscia di essere
abbandonato dai genitori) esattamente come i bambini, per
crescere, devono affrontare talune prove di distacco inevitabili
(ad esempio la scuola). Le fiabe toccano molti aspetti importanti
della vita; capire questo vuol dire dare al bambino gli strumenti
per affrontare gli eventi inaspettati dell'esistenza ed evitare
che, da solo, soffra per la paura di non farcela.
Poiché le fiabe sono quasi sempre a lieto fine, il bimbo
impara, che esistono delle soluzioni, anche alle situazioni più
estreme, che anche lui stesso ha delle potenzialità inaspettate
e così la fiducia in sé stesso e nelle proprie possibilità. Il
cervello ha la facoltà di discernere un messaggio armonico o
disarmonico, ancor meglio se riceve poi le giuste spiegazioni, ma
un uso fuorviato della fantasia potrebbe sviluppare invece paure
e problemi, come nel classico esempio dell' "uomo
nero," dell'orco, ecc., usato per farlo tacere...invece che
sviluppare coscienza, chiedendo al bambino se è giusto in quel
momento continuare così e riflettendo sul nostro stesso
comportamento.
Bibliografia
- "Codice di Regolamentazione sulla televisione e i minori",
Ministro delle Comunicazioni on. Maurizio Gasparri e
rappresentanti delle emittenti televisive nazionali e locali, 2002.
Sito: www.comunicazioni.it
- "Le radiazioni televisive , pericoli e difese", ed.
Centro comunicazione sociale, 1980;
Russo P. e coll., "Gli effetti della violenza in tv sul
cervello dei bambini", B.H.C. Centro Studi e Ricerche
Neuropsicofisiologiche, 2001, sul sito:
www.ceu.it/psicologia/psicologia.htm
- Fred J. Meerelyn Emery, " Una scelta tra due futuri:
illuminare o informare" (in it.), Canberra, Centro
educazione permanente, Università Australiana, 1975
- F. Tasca, Tesi: "Gli effetti e i danni della tv sui
bambini", Corso di "Operatrice d'infanzia",
"La Nuova Infanzia", Roma , 2002
Siti internet:
