"MENTE SERENA" N. 12
Un percorso per conoscere se stessi e gli altri
Sommario percorso

L'emozione è subitanea e rapida e non dura a lungo, mentre
l'affetto è un'emozione prolungata che nasce lentamente e lentamente muore
(Angela Maria La Sala Batà).
In questo studio il termine "riconoscimento", viene
generalmente usato per definire un contatto intimo basato sul
corpo, in pratica può prendere varie forme (parola, carezza,
tocco, abbraccio, bacio, ecc.). I primi riconoscimenti sono
quelli ricevuti da un infante, alcuni gli parlano, altri lo
abbracciano o lo accarezzano, ed altre ancora gli danno un
buffetto sulla guancia con la punta di un dito.
Dilatando il significato della parola "riconoscimento"
si può arrivare ad utilizzarla per definire un atto con cui si
"riconosce la presenza di un'altra persona". Va notato
che il riconoscimento può essere positivo (fa piacere a chi lo
riceve) o negativo (non fa piacere a chi lo riceve).
Quindi un "riconoscimento" può essere utilizzato per
definire l'unità fondamentale di un'azione sociale. Uno scambio
di riconoscimenti costituisce una transazione, che è l'unità
fondamentale di ogni rapporto sociale.
Rudolf Steiner, attento investigatore nel campo dell'occultismo,
fondatore della scuola Antroposofica e dell'omonima Medicina,
riconosce nell'uomo ben 12 sensi, di cui cinque attualmente
conosciuti anche dalla scienza ufficiale. Riprendiamo brevemente
questi 12 sensi per poi dilungarci sul senso dell'altra persona
che, per il nostro studio, riveste un'importanza fondamentale.
Attualmente, infatti, questo senso si va perdendo a causa della
televisione che non richiede agli ascoltatori il rispetto dovuto,
fino a qualche decennio fa, a chi stava parlando. A tal
proposito, ricordiamo che nelle tribù dei pellerossa Apache
vigeva l'uso del "bastone della parola". Un bastone che
veniva impugnato da chi prendeva la parola e che obbligava tutti
coloro che non lo avevano ad ascoltare rispettosamente.
Forse, se lo utilizzassimo anche noi nelle scuole ed in certe
famiglie, potremmo riportare un po' di armonia dove la si è da
tempo dimenticata.
I 12 sensi, così come insegnati da Steiner, vengono così suddivisi:
SENSI INFERIORI
- senso del tatto
- senso dell'equilibrio
- senso del proprio movimento
- senso della vita
SENSI INTERMEDI
- senso della vista
- senso dell'olfatto
- senso del gusto
- senso del calore
SENSI SUPERIORI
- senso del tono, timbro o udito
- senso della voce, della parola o della lingua
- senso del pensiero, del concetto o della rappresentazione
- senso del proprio "Io" e di quello degli altri
Immaginiamo due uomini a colloquio; l'uno ascolta attentamente
quanto l'altro gli dice. In questo momento null'altro lo
interessa (così vogliamo supporre), se non l'argomento che il
compagno gli propone per mezzo del linguaggio. Il nostro
ipotetico ascoltatore sente il suono della voce dell'altro, sente
le sue parole, percepisce i suoi pensieri, concetti e
rappresentazioni ed inoltre non ha nessun dubbio che
l'interlocutore sia un essere dotato di "Io" quanto
egli stesso.
Fra chi parla e chi ascolta vi è, in questo momento una profonda
differenza. Chi parla è, in certo qual modo, egoisticamente
attivo; sviluppa pensieri ed idee, le formula in parole e frasi,
vive in un elemento quotidiano. L'attento ascoltatore rinuncia
però, come tale, ai propri pensieri ed opinioni, si fa', in
maniera altruistica, puro organo di percezione di pensieri
altrui. Infatti, nella misura in cui inizierebbe a produrre
pensieri propri non potrebbe più percepire i pensieri
dell'altro.
In questa situazione immaginaria diventa particolarmente evidente
la straordinaria novità portata da Rudolf Steiner con la sua
teoria dei sensi. In base alle sue indagini egli ci spiega nei
dettagli come, quando percepiamo ciò che di un'altra persona ci
si manifesta durante un colloquio, abbiamo a che fare con vari
organi di senso e non solo con l'udito come comunemente
riconosciuto.
D'altro canto il tono, il linguaggio, il pensiero e l'Io
dell'altra persona, rappresentano una realtà che può essere
percepita così come, con altri sensi, possiamo percepire odori,
colori e calore. Le conseguenze di questa scoperta per la vita
umana in generale, e per l'educazione in particolare, sono
davvero notevoli...
La scienza attuale, per quanto ne sappiamo, riconosce solo
l'esistenza di cinque dei dodici sensi. I motivi di questo fatto
sono comprensibili. È stato appena detto che alcuni di questi
sensi danno testimonianza della natura superiore dell'uomo,
ragione per cui l'animale quale essere puramente naturale, non li
può possedere. Ora la scienza naturale odierna non ha ancora la
possibilità - i limiti se li pone da sola - di indagare la
natura superiore dell'uomo.
Nel momento della "nascita biologica", il piccolo, nel
breve arco di poche ore, viene proiettato in una condizione
catastroficamente diversa, in cui egli si trova esposto a
sensazioni, nuove per lui e senza dubbio terrificanti, di freddo,
scabrosità, pressione, rumore, mancanza di sostegno,
luminosità, separazione e abbandono estremi.
Il neonato, per un breve periodo di tempo, è avulso, separato,
solo, isolato. Le varie teorie sul trauma della nascita
sostengono tutte che i sentimenti prodotti da questo evento sono
stati registrati e si trovano depositati, in qualche forma, nel
cervello... Nel giro di pochissimo tempo un "salvatore"
viene incontro al neonato: un altro essere umano che lo
raccoglie, lo avvolge in calde coperte, lo sostiene, e inizia a
confortarlo "accarezzandolo". A questo punto avviene la
"Nascita Psicologica".
È il primo "riconoscimento"; qualcosa che lo informa
che la vita "là fuori" non è poi così male. Si ha
una riconciliazione, una reintegrazione di intimità, la quale
stimola il suo desiderio di vivere. Le carezze, o il ripetuto
contatto corporeo, sono essenziali alla sua sopravvivenza. Senza
di esse egli morirebbe, se non fisicamente, almeno
psicologicamente. La morte fisica, dovuta a uno stato noto col
nome di marasma, un tempo era un fenomeno frequente nei ricoveri
per trovatelli, dove mancavano queste prime carezze. Queste morti
non erano attribuibili a nessuna causa fisica, eccetto la
mancanza di questo stimolo essenziale.
Questa dolorosa intermittenza mantiene il neonato in un costante
stato di squilibrio. Nei primi due anni di vita non possiede uno
strumento di "pensiero" concettuale, la parola, con cui
poter elaborare una spiegazione del suo stato precario in questo
mondo.
Egli, tuttavia, REGISTRA CONTINUAMENTE gli stati d'animo prodotti
in lui dal suo rapporto con gli altri, principalmente la madre, e
tali stati d'animo dipendono direttamente dalla presenza e
dall'assenza di carezze.
Chiunque lo accarezza è OK. La valutazione che egli dà di se
stesso è incerta perché i suoi stati d'animo positivi sono
fugaci e ad essi subentra di continuo la sensazione di NON essere
OK. L'incertezza finisce per convincerlo: IO NON SONO OK.
Piaget (5) basandosi su meticolose osservazioni di bambini nella
prima infanzia, crede che le informazioni che essi ricevono,
sotto forma di un guazzabuglio di impressioni, iniziano a
disporsi in certe sequenze strutturate nei primi mesi di vita e
raggiungano il completamento entro il termine del secondo anno.
Infatti, a questa età, il bimbo è in grado di assumere un
atteggiamento, o raggiungere una conclusione, prima dell'uso
della parola.
Io sono dell'opinione che questo stato di equilibrio, evidente al
termine del secondo anno o durante il terzo, tragga origine dalla
conclusione a cui è giunto il bimbo in merito a se stesso e agli
altri: il suo atteggiamento verso la vita o la sua
"posizione esistenziale" (vedi lettera La Pace della
Mente n. 3, n.d.r.). Una volta stabilito il proprio
atteggiamento, egli ha qualcosa di solido su cui costruire, una
certa base di prevedibilità.
Spitz (6), basandosi su dati da lui raccolti, ha stabilito che
gli infanti che, per un lungo tempo, sono privati di cure e
carezze non crescono bene, vanno verso un declino irreversibile e
sono facili a soccombere per qualche malattia. Questo fenomeno, a
tutti gli effetti, mostra che la privazione emotiva può avere
conseguenze fatali. Le osservazioni di Spitz hanno portato alla
formulazione di una teoria, secondo la quale, un infante
necessita tanto di cibo fisico quanto di stimoli emotivi. Tra
questi stimoli i favoriti sembrano essere quelli forniti
dall'intimità fisica (carezze, abbracci, ecc.).
Questa teoria ha trovato un conferma sperimentale nei
straordinari esperimenti compiuti da S. Levine (7). Questi
esperimenti hanno dimostrato come lo sviluppo fisico, emotivo e
mentale di alcuni topi, nonché la biochimica del loro cervello e
la resistenza alla leucemia, aumentavano sia con carezze gentili
che con dolorose scosse di corrente elettrica. Pertanto, se ne
deduce che ciò che conta è il fatto di essere visti e
considerati, non importa se questo significa piacere o dolore.
La mancanza di stimoli sensoriali è in grado di creare delle
problematiche anche nelle persone adulte, si possono infatti
instaurare delle psicosi transitorie o dei temporanei disturbi
mentali. Nel passato, si sono potuti riscontrare i danni arrecati
da questa privazione nelle persone condannate a periodi di
prigionia in isolamento. È risaputo che questo tipo di prigionia
è una delle punizioni più temute anche dai prigionieri resi
duri dalla brutalità fisica.
È probabile che dal lato biologico gli stimoli corporei, emotivi
e mentali, possano essere in relazione con gli scambi organici e
la loro mancanza possa creare, almeno indirettamente, dei
mutamenti degenerativi nelle cellule del cervello. Questo può
anche essere un effetto secondario dovuto a malnutrizione, però
la medesima può essere conseguente all'apatia generata dalla
mancanza di stimoli. Si può quindi stabilire una catena
biologica, che parte dalla privazione emotiva e sensoriale, per
attraversare uno stato di apatia che si conclude con la morte.
La fame di stimoli, per la sopravvivenza umana, ha la stessa
importanza della fame di cibo. Vi sono infatti molti
parallelismi, non solo biologici ma anche psicologici e sociali,
tra la fame di stimoli e quella di cibo. Parole come malnutrito,
sazio, buongustaio, goloso, sono trasferibili facilmente dal
campo di nutrizione a quello delle sensazioni. Mentre il mangiar
troppo ha il suo parallelo in una eccessiva stimolazione la
malnutrizione trova il suo riscontro in colui che non ha contatti
sociali.
Quando nella sfera sensoriale o in quella dei contatti sociali vi
sarà un'ampia disponibilità di soddisfacimento, le scelte
saranno pesantemente influenzate dai gusti individuali.
È possibile che alcune o molte di queste scelte siano determinate
costituzionalmente, ma questo è irrilevante ai fini del nostro
studio.
Ciò che preoccupa in campo psicologico è quanto accade dopo che
un infante non può più fruire di un intimo contatto con sua
madre perché è cresciuto a sufficienza ed i periodi passati in
braccio alla mamma si fanno sempre più brevi. La fame di stimoli
cessò forse dopo questo "distacco"? Gli esami fatti a
tal proposito dimostrano proprio il contrario, in quanto sia la
fame di cibo che quella di stimoli rimangono, più o meno
latenti, ed accompagnano ogni individuo per tutta la sua vita.
Pertanto un individuo sarà sempre alla ricerca di cibo per
appagare la sua fame biologica e di stimoli sociali per
soddisfare quella psicologica. Un aspetto di questo fenomeno ci
viene fornito dalle varie forme di contatti sociali che
rappresentano il modo di continuare l'intimità fisica di un
tempo; l'altro è lo sforzo continuo che ogni individuo compie
per poterli ottenere.
Mentre sarà abbastanza facile soddisfare la fame di cibo quella
di riconoscimenti richiederà spesso dei compromessi. Pertanto
l'individuo si troverà costretto ad escogitare dei modi alquanto
sottili, talvolta simbolici, per poter maneggiare gli altri e
portare a casa qualche segno di riconoscimento, anche se questo
non necessariamente dovrà essere positivo.
La fame di riconoscimento, d'altro canto, varia da persona a
persona. Per un attore possono essere necessari centinaia di
riconoscimenti alla settimana da parte di anonimi ammiratori. Uno
scienziato, invece, può tenersi fisicamente e mentalmente sano
con un solo riconoscimento all'anno ricevuto dal direttore
dell'Ente di ricerca in cui lavora.

La vita è come una cipolla; se ne toglie una buccia al giorno, e
qualche volta viene da piangere (Carl Sandburg).
Il termine bollini è preso in prestito dalla pratica con cui,
all'acquisto di qualche prodotto, qualche negoziante offre dei
bollini che, incollati su una tessera, danno luogo alla
riscossione di un premio quanto tutta la tessera è stata
riempita.
Nell'Analisi Transazionale vengono definiti con bollini di vario
colore i sentimenti buoni o cattivi che uno sperimenta dentro di
sé. Ad esempio, quando si riceve un riconoscimento positivo si
collezione un bollino d'oro mentre, quando se ne riceve uno
negativo si colleziona un bollino grigio.
Segue un tentativo di associazione tra qualche sentimento ed il
colore dei bollini. È ovvio che il colore dei bollini non ha
nessuna importanza, ciò che conta è il sentimento provato.
- bollini rossi per rabbia,
- bollini blu per i sentimenti che deprimono,
- bollini bianchi per quando ci si sente buoni o corretti,
- bollini verdi per sentimenti di invidia, gelosia, ecc.,
- bollini d'oro per i riconoscimenti positivi,
- bollini grigi (o marrone come qualcuno preferisce) per i riconoscimenti negativi.
Un neonato, nasce capace di provare tutti i sentimenti che
variano dall'affezione all'ira. All'inizio risponde
istintivamente a ciò che prova, gridando, facendo versi o
coccolandosi. Nel tempo, poi, il bimbo adatta i sentimenti che
prova in relazione alle esperienze che fa. Per esempio, i bimbi
sono naturalmente affettuosi, però possono imparare a divenire
rigidi e ritirarsi con timore quando qualcuno avvicina alla
culla.
I bambini cercano naturalmente i momenti di piacere e di sfuggire
a quelli di dolore, comunque si possono adattare al punto di
cercare il dolore ed al limite la morte. I bambini sono per
natura centrati su se stessi, comunque possono imparare a
sentirsi in colpa quando vogliono qualcosa per se stessi.
I bambini non nascono coi loro sentimenti già programmati nei
riguardi degli oggetti e delle persone che li circondano.
Comunque ciascuno di essi impara assai presto con chi può
mostrarsi coccolone, con chi restare rigido, con chi sentirsi in
colpa; chi temere e chi detestare. Nello stesso modo impara con
chi ed in quale occasione sentirsi colpevole.
Ogni bimbo, pertanto, riceve degli stimoli che fanno nascere in
lui determinati sentimenti e reagisce nel modo più opportuno per
poter sopravvivere. In altre parole, impara a raccogliere bollini
ed a distribuirli intorno a sé.
Sebbene ciascuno bambino esperimenti tutti i tipi sentimenti,
ognuno di essi impara ad adattarsi ad un sentimento
preferenziale; il sentimento che generalmente prova quando in
casa sua si crea qualche tensione. Perciò i bambini che si
sentono dire continuamente:
- "Mi vergogno di te!" o "Dovresti vergognarti di
te stesso!", imparano a collezionare bollini di colpevolezza.
- "Aspetta che ritorni tuo padre e vedrai quante botte di
dà!", imparano a raccogliere bollini di paura.
- "Non parlare con quelle persone; è meglio che non ti
fidi di loro", imparano a raccogliere bollini di sospetto.
- "È mai possibile che non capisci niente?" o
"Sei proprio uno scemo." imparano a raccogliere bollini
di stupidità.
- 1. Eric Berne, Games people play, pag. 15 - Grove Press Inc. New
York, 1967.
- 2. Rudolf Steiner, L'organismo sensorio dell'uomo,
Associazioni per la pedagogia stenieriana, Milano e Roma, 1976.
- 3. Ibid.
- 4. Thomas A. Harris, Io sono Ok, tu sei OK, pagg. 65-66,
Rizzoli Editore, Milano, 1974.
- 5. Piaget, The Construction of Reality in the Child - New York,
Basic Books, 1954.
- 6. Eric Berne, Games people play, pagg. 13-14 - Grove Press Inc.
New York, 1967.
- 7. R. Spitz, Hospitalism: Genesis of Psychiatric Conditions in
Early Childhood, Psycoanalitic Study of the Child. 1:53-74, 1945.
- 8. S. Levine, Stimulation in infancy, Scientific American, 202:
80-86, May 1960.
- 10. Eric Berne, Games people play, pagg. 13-14,
Grove Press Inc. New York, USA, 1967.
- 11. Ibid., pag. 14
- 12. D. Jongeward and M. James, Winning with people, pag. 62,
Addison-Wesley Publishing Company- Reading, Massachusetts, USA,
1973.
- 13) M. James and D. Jongeward, Born to win, pag. 188,
Addison-Wesley Publishing Company - Reading, Massachusetts, USA,
1973.
- 14) Jongeward and M. James, Winning with people, pag. 62,
Addison-Wesley Publishing Company- Reading, Massachusetts, USA,
1973.
- E. Berne, A che gioco giochiamo,
Edizioni Bompiani, Milano, 1982.